Schützenkompanie Fleimstal Valle di Fiemme
 Schützenkompanie Fleimstal Valle di Fiemme 

Schützenkompanie Fleimstal

Via val Moena n. 4 

38033-Cavalese-TN

 

Hauptmann: Ernesto Bortolotti

Recapito: 337286423

 

Oberleutnant: Andrea Girardi

Recapito: 3402220126

 

 

www.skfleimstal.it

skfleimstal@hotmail.it

 

Sind Sie besuchen n°

Lei è il visitatore n°

Storia

Esistono documenti storici risalenti anche all'anno 1111, conservati nel palazzo della Magnifica a Cavalese, e altri si trovano presso le parrocchie dei comuni che la compongono e a Trento, Innsbruck, Vienna, Monaco di Baviera. Le varie fasi della storia della Magnifica sono ancora oggetto di studio. Hanno radici storiche i vari termini che indicano ancora oggi i comuni (regole), i rappresentanti di ciascuna regola (regolani, i sindaci di una volta), i capifamiglia (capifuoco), il rappresentante legale della Magnifica (scario), i residenti (vicini), i nuclei famigliari (fuochi) e gli organi istituzionali (Comun Generale, Consiglio di Regola, Consiglio dei Regolani). Lo Statuto attuale affonda le sue radici nei "Privilegi" storici, nelle consuetudini del passato e nei "Patti Gebardini" firmati con il vescovo Gebardo di Trento nell'anno 1111, a seguito della pretesa del vescovo di nuovi tributi.

 
Il palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme

Nel 1486 venne costruita a Cavalese la residenza estiva dei principi vescovi, trasformata poi in dimora durante il Principato di Bernardo Clesio e oggi sede della Comunità.

Giunse infine l'era napoleonica e il governo bavarese, che trasformarono le "Regole" in Comuni. Sotto la dominazione austriaca la Comunità mantenne solamente l'amministrazione dei propri beni, continuando a garantire l'unione economica e gestionale degli 11 paesi che ancora oggi la compongono. Così la comunità continuava a mantenere le sue funzioni secolari amministrando per il bene comune i boschi, i diritti e gli usi civici, con appositi regolamenti.

La Magnifica Comunità di Fiemme amministra un patrimonio collettivo soggetto a uso civico, appartenente alla Communitas dei Vicini di Fiemme, ovvero alla comunità delle persone residenti nelle undici Regole che la compongono (i nove Comuni della Valle di Fiemme più Moena e Trodena). Il patrimonio collettivo consta di 20.000 ettari di bosco e pascoli, dello storico Palazzo vescovile che si erge nel centro di Cavalese e alcuni immobili. Gli organi istituzionali sono il "Consiglio dei Regolani" (consiglio di amministrazione, costituito da un rappresentante - Regolano - per ciascuna Regola), il "Comun Generale" (ne fanno parte i rappresentanti eletti nelle undici Regole in numero proporzionale ai Vicini: attualmente sono 43 compresi gli undici Regolani) e lo Scario (ruolo equivalente a quello di Presidente: viene eletto dal Consiglio dei Regolani al suo interno). Gli organi di cosiddetta garanzia sono il "Collegio di Controllo" ed il "Collegio dei Revisori". Negli ultimi anni si è sviluppato il suo ruolo di azienda commerciale nel settore del legno.

Lo Statuto

La Magnifica Comunità di Fiemme è una formazione sociale che comprende tutti i Vicini, i quali posseggono un patrimonio collettivo consistente prevalentemente in boschi e pascoli, con strutture annesse. Anche i beni storici ed artistici fanno parte di questo patrimonio. Per essere considerati Vicini bisogna risiedere nel territorio delle Regole da almeno vent'anni oppure far parte comunque di una famiglia di Vicini. I Vicini hanno il diritto di utilizzare il territorio come pascolo, per cacciare e pescare, "di cavar sabbia e sassi", di sfruttare la produzione di legno ed altri prodotti del bosco, di sfruttare comunque il territorio ma secondo regolamenti appositi e nel rispetto, ovviamente, delle leggi esistenti. Inoltre le rendite di gestione del patrimonio devono poter essere godute, direttamente od indirettamente, da tutti i Vicini ma soprattutto dai meno abbienti. Si tende a reinvestire gli utili oppure a destinarli ad iniziative culturali, sociali ed economiche di interesse collettivo. La sede della Magnifica Comunità di Fiemme è a Cavalese, in un pregevole palazzo rinascimentale, che ospita oltre all'archivio storico dell'Ente anche una interessante pinacoteca, composta da dipinti della cosiddetta "Scuola pittorica fiemmese". Scuola che riuscì ad affrancarsi dalle influenze pittoriche veneziane del '700 e a divenire autonoma e conosciuta nelle aree italiane e tedesche dell'ex impero Asburgico.

Dopo un lungo periodo di restauro il Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme è stato riaperto al pubblico dal 5 luglio 2012. Si possono visitare le stanze della residenza vescovile decorate da affreschi cinquecenteschi. Gli ambienti oggi raccolgono una selezione di opere realizzate dai maggiori artisti della Scuola Pittorica di Fiemme. L'ultima fase storica dell'edificio è testimoniata dalla carceri ottocentesche custodi di preziose incisioni lasciate dai prigionieri. Possibilità di visita tutto l'anno

 

Fino alla meta del XIX secolo la Magnifica Comunità di Fiemme non aveva una propria bandiera e in occasione di celebrazione o festeggiamenti veniva utilizzata quella della Regola di Cavalese oppure quella dei Bersaglieri tirolesi/Schützen.

Nel 1858 il Luogotenente del Tirolo l'Arciduca Carlo Lodovico d'Asburgo, fratello dell'Imperatore Francesco Giuseppe I, compì una visita nel Tirolo di lingua italiana e passò a Cavalese in occasione dell'inaugurazione del poligono di tiro. Fu una giornata di grande festa in onore dell'illustre ospite alla quale partecipò gran parte della popolazione della valle assieme alle compagnie di Schützen, le bande di Cavalese, Tesero e Predazzo e gli sbandieratori delle Regole. L'Arciduca però si accorse che la Magnifica Comunità in quanto tale non possedeva una propria bandiera. Tornato ad Innsbruck fece approntare per lo storico ente fiemmese una bandiera.

La bandiera di seta, delle dimensioni 1,60 x 1,60 m, è costituita affiancando i colori bianco rosso della contea del Tirolo ai colori banco verde degli Schützen, inoltre, su di un lato della stessa spiccava l'aquila bicipide imperiale e sull'altro la Madonna Immacolata, oltre ad un nastro riportante la scritta "Arciduca Carlo Lodovico d’Austria" e la data "1858" .

Essa fu utilizzata per tutte le celebrazioni o festeggiamenti fino al 1918, quando il Tirolo a sud del Brennero passò al Regno d'Italia. Fortunatamente la bandiera non venne requisita o distrutta come tutte le bandiere delle Compagnie di bersaglieri tirolesi e di altre associazioni ma furono staccati lo stemma imperiale austriaco e l'immagine dell'Immacolata; poté così essere conservata presso la Magnifica Comunità come bandiera storica.

Al suo posto venne utilizzata quella della Regola di Cavalese fino al 1946, quando, nella nuova atmosfera di libertà e di volontà di rinascita economica si provvide alla realizzazione di una nuova bandiera, sottacendo il fatto che la Comunità disponeva già del suo vecchio vessillo. Venne così inventata la bandiera riportante il tricolore francese con al centro lo stemma della Magnifica Comunità, che peraltro non è stata né concessa né riconosciuta da Istituzioni superiori, e non trova neppure effettivi fondamenti araldici.

Negli ultimi anni è stato sottoposto da alcuni Vicini il problema della ineguatezza della bandiera col tricolore e dell’opportunità della sua sostituzione con l’unica bandiera storica esistente, vale a dire quella donatale dall’Arciduca d’Austria Carlo Lodovico.

La bandiera comunitaria con i colori bianco rosso e bianco verde è stata ufficialmente adottata dal Consiglio dei Regolani il 31 luglio 2008, dopo accurate ricerche storiche, ed è stata solennemente benedetta sabato 8 ottobre 2011, alla presenza del vescovo di Trento.

 

Margarete von Tirol-Görz

 

Era il 27 gennaio del lontano 1363. All'alba di quella fredda mattina, il sole spuntava sulle montagne del Tirolo, appena diventato terra d'Austria.

Il giorno prima, il 26 gennaio 1363, tutto il territorio da Borghetto a Kufstein era stato unito al Ducato d'Austria: una potente contea confederata a due principati vescovili (Trento e Bressanone).

Quel lontano 26 gennaio fu un giorno importante nella storia della nostra terra. 653 anni fa, l'ultima contessa del Tirolo, Margarete von Tirol-Görz (Margherita di Tirolo-Gorizia), rimasta vedova e senza eredi, consegnava la contea al suo pronipote, il duca Rodolfo IV d’Asburgo, fondatore del Regno e poi Impero Austriaco.

Senza il Tirolo forse l'Austria non sarebbe mai diventata così importante. La ricorrenza dei 653 anni di appartenenza volontaria all'Austria viene festeggiata il 27 gennaio ad Innsbruck.

Per il Tirolo a sud del Brennero questi festeggiamenti hanno però una nota amara. La nostra appartenenza all’Austria è infatti finita più di 90 anni fa.

Va ricordato che il passaggio del Tirolo all’Austria accadde circa 100 anni dopo dell'unione del territorio che va da Borghetto a Kufstein.

Era il 19 febbraio del 1259 quando il giovane conte tirolese Mainhard (Mainardo) II, nella sua prima apparizione in pubblico, ricevette dal Vescovo di Trento il potere temporale per i territori del principato vescovile. L'allora Contea "dei" Tirolo diventa Contea "del" Tirolo. Fino all'inizio del 13. secolo, il Tirolo era una contea in un miscuglio di territori appartenenti ai più svariati poteri e senza grandi importanze economiche. Mainardo II, dopo 37 anni di potere, (il conte morì nel 1295), lasciò ai suoi eredi la contea del Tirolo, costruita con grande abilità politica, con fortuna ed anche con la forza militare.

Il Tirolo si era staccato definitivamente non solo de facto ma anche de jure dal ducato di Baviera, mentre i principati vescovili venivano protetti dal conte.

Il Tirolo era diventato un paese molto importante sia dal punto di vista strategico che economico, molto unito e ben amministrato.

Heinrich (Enrico) von Tirol-Görz, figlio di Mainardo II, rimase senza figli maschi e decise, con l’assenso dell’imperatore, di passare il paese alla figlia Margherita, che divenne così una sposa molto interessante per i casati più importanti del Sacro Impero, soprattutto tra gli Asburgo (Habsburg), i Luxemburg ed i Wittelsbach di Baviera.

Nel 1330 Margherita, appena dodicenne, si sposò con Giovanni Enrico di Lussemburgo, che aveva solo 9 anni. Era un matrimonio iniziato male e finito peggio. Enrico di Tirolo-Gorizia morì nel 1335 e lasciò il Tirolo alla figlia Margherita ed al suo giovane marito. L’amministrazione finì nelle mani di consiglieri lussemburghesi e boemi di quest’ultimo, il che suscitò l’ira della nobiltà Tirolese. Nel 1341 Margherita chiuse la porta in faccia al marito non amato, impedendogli di rientrare a Castel Tirolo al ritorno dalla caccia.

I nobili Tirolesi, col benestare di Margherita, cacciarono il Lussemburghese con tutti i suoi consiglieri dal Tirolo. Già nel 1342 Margherita, benché ufficialmente ancora sposata, si sposò di nuovo, con l’assenso dei nobili tirolesi più importanti, questa volta con Ludovico di Wittelsbach, margravio di Brandenburgo. Margherita sostenne che il primo matrimonio non fosse mai stato consumato e non si fece intimidire né dallo scandalo europeo né dalla scomunica del Papa e dalla interdizione per tutto il Tirolo. Probabilmente in questo periodo nacque il soprannome “Maultasch” come pura diffamazione di questa contessa dal carattere forte.

Ludovico di Brandenburgo morì nel 1360. Anche i figli nati da questo matrimonio morirono, come ultimo nel 1363 il figlio Mainardo che doveva essere il nuovo conte del Tirolo.

Amareggiata da questi duri colpi del destino, Margherita consegnò ancora nel 1363 il Tirolo al pronipote Rodolfo IV d’Asburgo. I 14 nobili più importanti del Tirolo, che misero i loro sigilli sul documento firmato il 26 gennaio 1363 a Bolzano, avevano sicuramente suggerito questa decisione.

Margherita si ritirò a Vienna. Continuò però suoi soggiorni estivi a Predazzo, dove era solita soggiornare nel Palazzo Maultasch, ove ora ha sede la Regola Feudale. Morì a Vienna nel 1369 - Un quartiere di Vienna porta ancora oggi il suo nome.

Il casato dei Wittelsbach di Baviera pretendeva l’eredità tirolese, ma dal momento che Margherita era sposata con uno di loro, non si diede per vinto e cercò di prendersi il Tirolo con la forza. Dopo sei anni di una guerra sanguinosa e costosa combattuta nelle terre settentrionali del Tirolo (soprattutto Kufstein), i nobili bavaresi dovettero però rinunciare al Tirolo, anche per i dissidi tra i vari rami dei Wittelsbach. Nella pace di Schärding accettarono, con il pagamento di una somma cospicua, la sovranità degli Asburgo sul Tirolo, rispettando le giurisdizioni dei vescovati.

Nella guerra di successione spagnola cercarono nel 1703, senza successo, di impadronirsi del paese, nelle guerre napoleoniche ebbero temporaneamente più successo. L’intero Tirolo fece parte della Baviera dal 1806 fino al 1809, la parte settentrionale fino al 1814, mentre in quell’ultimo periodo il Tirolo meridionale finì col Regno d’Italia e la parte orientale con le Province Illiriche.

Il Tirolo rimase, nel bene e nel male, parte integrante dell’Austria asburgica fino alla fine della Prima Guerra mondiale (1918).

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© Compagnia Schützen Valle Di Fiemme Via Valle 4 38033 Cavalese