Scizeri de Fiem Schützenkompanie Fleimstal
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Alberto Paluselli

Come nei più acclamati libri gialli: un omicidio!

Eppure questa volta non è finzione. Un omicidio efferato appena terminata la guerra ha colpito in un piccolo villaggio della Val di Fiemme, Tesero.

 

Spesso queste storie riaffiorano grazie alla volontà di pochi nel voler far conoscere alla gente e specialmente ai giovani quello che realmente accadde nel primo dopo guerra. Storie infelici ma che raccontano della vita di eroi, della loro tragica morte e del coraggio di molti amici e paesani pronti a difendere l’onore di un valido uomo.

CENNI STORICI

 

Come molte storie del passato anche questa venne dimenticata per molto tempo, unico segno tangibile una lapide nei campi tra Cavalese e Tesero, più precisamente sulla strada che collega la zona artigianale di Piera di Tesero e la località Marco.

In quel luogo, una fredda notte di novembre del 1918, a guerra finita da poco, fu assassinato Alberto Paluselli di Tesero, 33 anni, Caporal Maggiore dell’Esercito Austro Ungarico.

Il Paluselli era di stanza alla gendarmeria di Casotto; alla dichiarazione di guerra italiana, nel maggio 1915, fu inviato al fronte in Val di Sole e quindi nella zona degli altipiani (va precisato che al contrario di quanto sostiene una certa vulgata storiografica, in realtà non furono certo pochi i tirolesi trentini che parteciparono militarmente anche sul fronte italo/austriaco). Si distinse in numerosi fatti d’armi e fu decorato con “La Grande Medaglia d’Argento”.

Successivamente, dopo la vittoria di Caporetto, fu inviato nel Feltrino quale comandante di una gendarmeria di campo. Qui probabilmente si attirò l’odio di qualcuno, anche se chi conosce la serietà dei gendarmi austriaci d’anteguerra, il loro scrupoloso rispetto nei confronti del cittadino, la loro obiettività e imparzialità, stenta a credere che il Paluselli abbia abusato della sua posizione o abbia infierito contro qualcuno… contro di lui non venne mai elevata alcuna accusa specifica.
A guerra finita, il Paluselli era rientrato in val di Fiemme. Ben presto arrivarono gli italiani che incalzavano gli austriaci in fuga. Erano gli alpini del battaglione “Feltre”. Il Paluselli, dismessa la divisa militare dell’esercito imperiale, circolava portandosi addosso sui vestiti borghesi il cappotto militare. Ciò significa che egli si sentiva tranquillo.

La sera del 15 novembre il nostro si trovava presso l’ Albergo all’Ancora di Tesero, insieme ad altri reduci, quando entrarono due alpini armati di tutto punto che lo prelevarono e si avviarono verso Cavalese, portandolo con loro. Il suo corpo fu ritrovato la mattina successiva. Solo grazie alla coraggiosa testimonianza di numerose persone di Tesero, l’anno successivo un caporale del Battaglione Alpino “Feltre”, originario della provincia di Belluno, fu condannato a vent’anni di prigione per l’omicidio.

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