Scizeri de Fiem Schützenkompanie Fleimstal
Scizeri de FiemSchützenkompanie Fleimstal

Resoconto della Domenica di Sangue

Berichte Bozner Blutsonntag 

La Schutzenkompanie Fleimstal in occasione della Domenica di Sangue ha fatto realizzare da uno dei propri schutzen, Ernesto Seber i bastoni con impresso a fuoco:

24.04.1921 - FRANZ INNERHOFER - 2021

1921 - GIOVANNI BATTISTA DAPRA' - 2021

 

Grazie a Giorgio Trettel , responsabile della segreteria di Ziano di Fiemme e professore all'istituto "la Rosa Bianca" di Cavalese e le ricerche storiche della SK Fleimstal abbiamo potuto scoprire una seconda vittima della domenica di sangue. Giovanni Battista Daprà.

Oggi 24 aprile In occasione dell'anniversario della morte di Franz Innerhofer abbiamo deciso di partecipare con una rappresentanza a Marlengo su invito speciale. 

 

- 100 anni della morte di Franz Innerhoffer.

 100 anni dall’inizio del terrore e dell’oppressione da parte dei nazionalismi italiani.

 Dopo 100 anni Franz Innerhofer ha dimostrato di essere vivo tra di noi ed ha allungato la mano per far   alzare dalle tenebre un suo fratello tirolese, Giovanni  Battista Daprà, morto come lui a causa dei fascisti alla domenica di sangue.

Figli del Tirolo divisi 100 anni fa oggi tornano uniti a ricordare tutti coloro che hanno sofferto a causa del primo attentato terroristico fatto da estremisti italiani.

 

Ringrazio il professore Giorgio Trettel dell’Istituto “la Rosa Bianca” di Cavalese, compaesano di Daprà che ha cercato con passione informazioni su questa seconda vittima.

La nostra Compagnia ha realizzato un simbolo in ricordo del male fatto a Franz e Giovanni: quelle mazze che anno picchiato oggi hanno impresso il loro nome affinché nessuno le usi mai più per uccidere persone inermi. Una la doniamo alla famiglia di Franz Inerrhofer ed una alla compagnia schutzen di Marlengo, custodi e protettori della memoria di Franz e dei tirolesi. - Hauptmann Weber Rodolfo

 

DOMENICA DI SANGUE

24 aprile 1921

 

Il 7 ed 8 gennaio 1921 alcuni cittadini di Bolzano si riunirono in assemblea per costituire un associazione di commercianti e produttori per la realizzazione di una fiera da tenersi a Bolzano nello stesso anno se possibile nel periodo pasquale. L’associazione partì da subito con l’adesione di 526 soci e la raccolta di circa 62.000 lire pari a 70.000 € d’oggi.

L’associazione aveva avuto modo di organizzarsi nel centro cittadino nella scuola Franz Josef, nella palestra del Turnverain, nel piazzale della vicina associazione sportiva di ginnastica, nel giardino dell’Hotel Bristol, nelle sale civiche, nel piazzale del museo e nelle sale e nel piazzale dell’associazione agricoltori e tutti gli spazi limitrofi all’area. I lavori di sistemazione ebbero inizio i primi di aprile.      
 

Il 19 aprile 1921 venne inaugurata la fiera.

Numerose autorità parteciparono all’incontro tra cui il sindaco Perathoner ed il commissario generale Credaro che, con un loro discorso, aprirono la prima fiera di Bolzano dal dopoguerra. Numerose persone nella folla parteciparono con i costumi antichi per dare folclore e decoro all’evento. La fiera  aveva smosso numerose associazioni socio-culturali che per l’occasione avevano aperto le loro porte al pubblico nella speranza di trovare nuovi sostenitori. Anche gli eventi pubblici od organizzati da artisti locali non mancarono nel periodo della fiera, tra queste un programma intenso presso il teatro cittadino con la realizzazione dell’opera della Butterfly e del Lohengrin, che tra il 1920 ed il 21 avevano riscontrato un notevole successo e al cinema Weltbiograph venne proiettato La liberazione di Gerusalemme.

Per l’occasione era stato intensificato anche il centralino telefonico cittadino ma le richieste di partecipanti ai vari eventi su prenotazione di persone che chiedevano alloggi o informazioni riguardo alle esposizioni misero in difficoltà il servizio. Gli autisti dei mezzi pubblici approfittarono del caos per scioperare e chiedere salari migliori su istigazione dei fascisti che nei mesi prima si erano preparati per creare dissapori durante la fiera affiggendo manifesti contro l’operato del sindaco Perathoner e dell’amministrazione che non incentivavano abbastanza i cittadini italiani. Per innescare maggiore turbamento durante la notte gruppi di fascisti causarono danni in tutto il centro cittadino togliendo le insegne di via e piazza Kaiser Franz Josef e di via Kaiser Wilhelm e se non bastasse imbrattarono con la vernice rossa e verde le colonne bianche del teatro facendo apparire una serie di tricolori italiani lungo tutto l’atrio e per concludere la loro bravata anche sul municipio di Bolzano e di Gries.         
 

Il 23 aprile venne annunciata sui giornali per le ore 12.30 del giorno 24 aprile la realizzazione di una sfilata folkloristica nel contesto della fiera con partenza all’inizio di via Vintola: organizzata in precedenza con accordo dei vari gruppi folkloristici e delle bande del distretto di Bolzano. L’annuncio venne comunicato all’ultimo e indicando lo schieramento dei gruppi per evitare che al suo interno si infiltrassero gruppi di fascisti o nazionalisti e ne compromettessero il suo regolare svolgimento. I gruppi folkloristici e le bande sfilavano nel seguente ordine: Merano, Passiria, Renon, Marlengo, Lagundo, Terlano, Andriano, San Candido, Bressanone, Varna, Spinga, Ortisei, Santa Cristina, Termeno, San Genesio, Bolzano e dietro a seguire le scuole, le associazioni di categoria e la folla. La richiesta delle autorità era di non mostrare bandiere o stendardi in quanto la sfilata non aveva natura politica o motivo di provocazione.          

 

Il 24 aprile, alle otto di mattina arrivarono in stazione dei treni con a bordo centinaia di fascisti: vennero seguiti da lontano dalla polizia della città fino alla sede fascista in piazza della Mostra. Si comprese da subito che non erano venuti per una tranquilla sfilata ma per destare caos e scompiglio. Presso la sede fascista vennero armati con mazze, bombe a mano e proiettili per le pistole che portavano sotto le giacche. La loro provenienza era in prevalenza da fuori regione: veneti, emiliani e lombardi. Ma le fila si erano arricchite anche di cittadini da Trento e Bolzano in numeri più ristretti. Tra questi vi era anche la squadra dei Disperatissimi di Verona.    
la polizia cittadina vedendo cosa stava accadendo corse ad avvisare il sindaco il quale comunicò a sua volta al commissario generale Credaro quanto stesse accadendo – “è stato predisposto tutto perché non avvengano incidenti” - fu la sua risposta.

I fascisti avevano un programma ben studiato per la giornata: divisi in gruppi incominciarono a gironzolare per il centro cittadino creando piccoli tafferugli e strappando in uno di questi l’insegna dell’Hotel “Aquila Rossa” in via Goethe, portandola a testa in giù affissa ad un palo. Altri gruppi si piazzarono davanti al municipio e chiesero che venisse esposta la bandiera tricolore. Perathoner si rifiutò dato che la giornata non richiedeva l’esposizione di alcuna bandiera ma su insistenza sempre più pressante da parte dei fascisti e per evitare uno scontro con la polizia che si era armata decise di farla esporre.

I gruppi folkloristici incominciarono a convergere nel punto di partenza della sfilata e verso le 13 iniziarono con oltre un migliaio di partecipanti. Tra la folla ed i gruppi folkloristici si piazzarono i squadroni fascisti che lungo il percorso aumentarono sempre più incominciando a sfoggiare le pistole e le mazze oltre all’aquila rossa capovolta. La folla insorse ed incominciarono a reagire a parole e in men che non si dica i fascisti aggredirono i presenti con colpi di manganello e pistola  fermando di botto la sfilata. Allo scoppio di altri colpi e di una bomba a mano la folla incominciò a fuggire in tutte le direzioni ed i fascisti dietro per infierire sulla gente inerme. Franz Innerhofer, direttore e maestro scolastico aveva portato con se una sua classe all’evento, trovandosi vicino all’inizio del tafferuglio decise da subito di far allontanare i bambini ma perdendoli nella confusione della folla cercò di mettere al sicuro i due che gli erano rimasti vicino. Uno si perse nella folla mentre l’altro rimanendogli accanto lo seguì fino in via della Roggia difronte al palazzo Stillendorf dove quattro fascisti li bloccarono togliendo il cappello al bambino. Innerhofer gli disse di restituire subito il cappello ma come risposta ricevette un colpo di pistola al petto, morendo poco dopo davanti alla porta del Stillendorf.           
Assieme alla polizia cittadina giunsero i soldati che chiusero immediatamente gli accessi alla fiera.  Gli aggressori avevano raggiunto la loro sede in piazza della Mostra dove vennero accolti a festa da gruppi di italiani nazionalisti affacciati alle finestre e da alcuni militari che fecero in modo di scortare i gruppi fino alla stazione dei treni. Alcuni di loro ancora su di giri per quanto accaduto ebbero da discutere con un responsabile delle ferrovie Franz Kofler da Appiano per il ritardo della partenza del treno, gli spararono a bruciapelo ferendolo gravemente al collo. Il capotreno vedendo il degenerare della situazione decise di partire subito ma i fascisti erano già tutti a bordo: dalla siepe sud della stazione la polizia locale incominciò a sparare sul treno cercando di  mirare i fascisti che si affacciavano alle finestre per rispondere al fuoco. Il punto della situazione era grave: 1 morto e 48 feriti di cui una quindicina in condizioni gravi.  

 

Il 25 aprile ebbe inizio con uno sciopero generale della città in segno di lutto e protesta per quanto accaduto il giorno prima. Bandiere a lutto sugli edifici pubblici, manifestazioni di protesta anche davanti alla sede fascista costrinsero la polizia urbana ad intervenire per evitare l’aggravarsi della situazione iniziata il giorno precedente. In piazza Walther era stato schierato l’esercito con alcune mitragliatrici pronto ad intervenire al primo tafferuglio. Vennero riconosciuti alcuni fascisti bolzanini che avevano partecipato alla sfilata ed aggrediti furono inseguiti dalla folla inferocita.           
Volkspartei, socialdemocratici tedeschi (SPD) e socialdemocratici italiani si radunarono nell’attuale piazza Verdi di Bolzano con oltre 8000 persone per protestare contro le autorità presentandosi da Credaro il quale si giustificò di non aver potuto intervenire non avendone l’autorità. Un consiglio comunale straordinario, prese le distanze dalla responsabilità dei fatti colpevolizzando Credaro di essere stato avvisato in dovuto anticipo di quanto stesse per accadere.

 

Il 26 aprile un lungo corteo funebre di oltre 10.000 persone accompagnò la salma di Franz Innerhofer da Bolzano a Gries e da li su di un carro funebre fino a Marlengo dove venne sepolto. Credaro seguì il funerale e in un successivo comunicato stampa dichiarò - “Non sono affatto disposto a consentire turbolenze da parte di elementi irresponsabili e criminali, indifferente in nome di chi agiscano, a danno dell'operosa popolazione della Venezia Tridentina, che alla sua tranquillità ha diritto”.       
Lo stesso giorno la lista dei feriti incominciò ad aumentare. Molti tornati a casa, a causa delle varie ferite riportate dovettero presentarsi nei vari ospedali di tutta la regione: ferite da colpi da pistola e da lesioni causate dalle mazze. Altri erano meno fortunati in gravi condizioni, come Giovanni Battista Daprà di Ziano di Fiemme che si ritrovò con una scheggia di bomba a mano conficcata nel piede la quale gli causò la cancrena della gamba e la morte il 13 luglio 1921 dopo mesi di agonia all’ospedale di Bolzano. La salma, trasferita su di un carro funebre fino al paese natio in Val di Fiemme venne sepolto senza grandi cortei o dimostranze. I suoi documenti vennero nascosti dal parroco di Ziano affinché i fascisti non ne cancellassero la memoria, i parenti molto probabilmente minacciati di non parlare di quanto accaduto finirono per dimenticare anche la causa di morte del loro avo.  Solamente dopo 100 anni incominciano ad emergere le tristi verità su questa vittima della Domenica di Sangue grazie alla ricerca certosina del responsabile della diocesi Trettel Giorgio e della Schutzenkompanie Fleimstal oggi possiamo confermare in modo certo che le vittime del 24 aprile 1921 furono due, le prime causate dell’odio fascista nelle nostre due Province.  Il primo attentato della storia delle province di Trento e Bolzano arrivò dalla mano di chi credeva nell’Italia.

 

SK Fleimstal

 

 

 

BOZNER BLUTSONNTAG 
24. April 1921

 

Am 7. und 8. Januar 1921 versammelten sich einige Bozener in einer Versammlung, um eine Vereinigung von Händlern und Produzenten zu gründen, um eine Messe zu realisieren, die möglichst im selben Jahr während der Osterzeit in Bozen stattfinden soll. Der Verein begann sofort mit der Aufnahme von 526 Mitgliedern und der Sammlung von rund 62.000 Lire, was heute 70.000 Euro entspricht. 
Der Verein hatte die Gelegenheit gehabt, sich in der Innenstadt der Franz-Josef-Schule, im Turnverain-Fitnessstudio, auf dem Platz des nahe gelegenen Turnsportverbandes, im Garten des Hotels Bristol, in den öffentliche Räume, im Museum Platz und in den Hallen und Platz des Bauernverbandes und allen angrenzenden Räumen. Die Sanierungsarbeiten begannen Anfang April.

 

Am 19. April 1921 wurde die Messe eingeweiht.

Zahlreiche Behörden nahmen an dem Treffen teil, darunter Bürgermeister Perathoner und Generalkommissar Credaro, die mit ihrer Rede die erste Messe in Bozen seit dem Krieg eröffneten. Zahlreiche Menschen in der Menge nahmen mit alten Kostümen teil, um der Veranstaltung Folklore. Die Messe hatte zahlreiche soziokulturelle Vereinigungen aufgewühlt, die zu diesem Anlass ihre Türen für die Öffentlichkeit geöffnet hatten, in der Hoffnung, neue Unterstützer zu finden. Selbst öffentliche Veranstaltungen oder Veranstaltungen lokaler Künstler fehlten in der Messezeit nicht, darunter ein intensives Programm im Stadttheater mit der Realisierung der Arbeiten von Butterfly und Lohengrin, die zwischen 1920 und 21 beachtlichen Erfolg hatten und The Liberation von Jerusalem wurde im Weltbiograph-Kino gezeigt.

Zu diesem Anlass wurde auch die Telefonzentrale der Stadt intensiviert, aber die Anfragen nach Teilnehmern an den verschiedenen Veranstaltungen nach Reservierung von Personen die nach einer Unterkunft. Informationen über die Ausstellungen fragten, erschwerten den Service. Die Fahrer des öffentlichen Verkehrs nutzten das Chaos, um auf Betreiben der Faschisten, die sich in den vergangenen Monaten darauf vorbereitet hatten, während der Messe Meinungsverschiedenheiten zu schaffen, Streiks zu fordern und bessere Löhne zu fordern, indem sie Plakate gegen die Arbeit von Bürgermeister Perathoner und seiner Regierung anbrachten ermutigte die Bürger nicht genug Italiener. Um nachts größere Störungen auszulösen, verursachten Gruppen von Faschisten im gesamten Stadtzentrum Schäden, indem sie die Zeichen der Via und der Piazza Kaiser Franz Josef und der Via Kaiser Wilhelm entfernten. Wenn dies nicht ausreichte, beschmierten sie die weißen Säulen des Theaters mit Rot und grüne Farbe. eine Reihe italienischer Trikolore entlang des gesamten Atriums und zum Abschluss ihres Stunts auch auf dem Rathaus von Bozen und Gries.

 

Am 23. April wurde in den Zeitungen für den 24. April um 12.30 Uhr die Durchführung einer folkloristischen Parade im Rahmen der Messe angekündigt, beginnend zu der Via Vintola: zuvor mit Zustimmung der verschiedenen folkloristischen Gruppen und Bands des Bozener Bezirks organisiert. Die Ankündigung wurde am Vortag an die Zeitungen übermittelt und zeigte die Ausrichtung der Gruppen an, um zu verhindern, dass faschistische oder nationalistische Gruppen in sie eindringen und ihre reguläre Entwicklung beeinträchtigen. Die Gruppen und Bands traten in der folgenden Reihenfolge auf: Meran, Passiria, Renon, Marlengo, Lagundo, Terlano, Andriano, San Candido, Bressanone, Varna, Spinga, Ortisei, Santa Cristina, Termeno, San Genesio, Bozen und dahinter Schulen, Fachverbände und die Menge. Die Behörden forderten, keine Flaggen oder Transparente anzubringen, da die Parade keinen politischen Charakter oder Grund zur Provokation hatte.

 

Am 24. April, um acht Uhr morgens, kamen sie mit Hunderten von Faschisten an Bord am Bahnhof an. Die Stadtpolizei verfolgte sie von weitem zum faschistischen Hauptquartier auf der Piazza della Mostra. Es war sofort klar, dass sie nicht zu einer ruhigen Parade gekommen waren, sondern um Chaos und Verwirrung zu verursachen. Im faschistischen Hauptquartier waren sie mit Knüppeln, Handgranaten und Kugeln für die Pistolen bewaffnet, die sie unter ihren Jacken trugen. Ihr Ursprung lag hauptsächlich außerhalb der Region: Venetien, Emilia und Lombardei. Die Reihen wurden aber auch von Bürgern aus Trient und Bozen in geringerer Zahl bereichert. Unter diesen befand sich auch das Team der “Disperatissimi” (Verzweifelt) von Verona.        
Als die Stadtpolizei sah, was geschah, warnte sie den Bürgermeister, der seinerseits dem Generalkommissar Credaro mitteilte, was geschah - "alles wurde so arrangiert, dass keine Unfälle passieren" - war seine Antwort.           
Die Faschisten hatten ein gut gestaltetes Programm für diesen Tag: In Gruppen aufgeteilt, begannen sie, durch die Innenstadt zu wandern, kleine Schlägereien zu machen und das Schild des Hotels "Aquila Rossa" in der Via Goethe in einem von ihnen abzureißen, um es auf den Kopf zu stellen runter zu einer Stange. Andere Gruppen standen vor dem Rathaus und baten um die Anzeige der dreifarbigen Flagge. Perathoner lehnte ab, da an diesem Tag keine Flagge gezeigt werden musste, sondern auf dringenden der Faschisten und um einen Zusammenstoß mit der bewaffneten Polizei zu vermeiden, beschloss er, diese ausstellen zu lassen.   
Zu Beginn der Parade kamen Volksgruppen zusammen und gegen 13 Uhr begannen sie mit über tausend Teilnehmern. Faschistische Trupps stellten sich unter die Menge und die folkloristischen Gruppen und auf dem Weg dorthin nahmen sie immer mehr zu und zeigten Waffen und Keulen sowie den umgedrehten roten Adler. Die Menge erhob sich und begann in Worten zu reagieren, und in kürzester Zeit griffen die Faschisten die Anwesenden mit Schlägen von Schlagstöcken und Pistolen an und stoppten plötzlich die Parade. Bei Ausbruch anderer Schüsse und einer Handgranate begann die Menge in alle Richtungen zu fliehen, und die Faschisten dahinter wüteten auf die wehrlosen Menschen. Franz Innerhofer, Schulleiter und Schullehrer, hatte seine Klasse zu der Veranstaltung mitgebracht und befand sich kurz vor Beginn des Aufstands. Er beschloss sofort, die Kinder wegzuschicken, verlor sie jedoch in der Verwirrung der Menge und versuchte, die beiden zu sichern links nah. Der eine verirrte sich in der Menge, während der andere, der in seiner Nähe blieb, ihm bis zur Via della Roggia vor dem Palast von Stillendorf folgte, wo vier Faschisten sie blockierten. Innerhofer forderte ihn auf, den Hut sofort zurückzugeben, erhielt jedoch als Antwort einen Schuss auf die Brust und starb kurz darauf vor der Tür von Stillendorf.   
Zusammen mit der Stadtpolizei kamen die Soldaten und schlossen sofort die Messeeingänge. Die Angreifer hatten ihr Hauptquartier auf der Piazza della Mostra erreicht, wo sie fröhlich von Gruppen italienischer Nationalisten begrüßt wurden, die aus den Fenstern schauten, und von einigen Soldaten, die es schafften, die Gruppen zum Bahnhof zu eskortieren. Einige von ihnen waren immer noch aufgeregt darüber, was passiert war, und mussten mit einem Eisenbahnmanager Franz Kofler aus Appiano über die Verzögerung bei der Abfahrt des Zuges sprechen. Sie erschossen ihn aus nächster Nähe und verletzten ihn schwer am Hals. Der Schaffner, der die Verschlechterung der Situation sah, beschloss, sofort zu gehen, aber die Faschisten waren bereits alle an Bord: Von der südlichen Hecke des Bahnhofs aus begann die örtliche Polizei im Zug zu schießen, um die Faschisten zu zielen. Der Punkt der Situation war ernst: 1 Tote und 48 Verletzte, davon 15 in schwerem Zustand.

 

Der 25. April begann mit einem Generalstreik in der Stadt als Zeichen der Trauer und des Protests für das, was am Tag zuvor geschehen war. Trauerfahnen an öffentlichen Gebäuden, Proteste sogar vor dem faschistischen Hauptquartier zwangen die Stadtpolizei, einzugreifen, um die Verschlechterung der am Vortag begonnenen Situation zu vermeiden. Auf der Piazza Walther war die Armee mit etwas Maschinengewehren eingesetzt worden, die bereit waren. Einige Bozener Faschisten, die an der Parade teilgenommen hatten, wurden erkannt und bei einem Angriff von der wütenden Menge.

Die Volkspartei, die deutschen Sozialdemokraten (SPD) und die italienischen Sozialdemokraten (SPI) versammelten sich auf der heutigen Piazza Verdi in Bozen mit über 8.000 Menschen, um gegen die Behörden zu protestieren, und stellten sich Credaro vor, der sich begründete: "Ich nicht Hatte die Macht dazu eingreifen ". Die Gemeinde Bozen distanzierte sich in einem außerordentlichen Treffen von der Verantwortung für die Tatsachen und beschuldigte Credaro, vor dem Geschehen gewarnt worden zu sein.

 

Am 26. April begleitete ein langer Trauerzug von über 10.000 Menschen die Leiche von Franz Innerhofer von Bozen nach Gries und von dort auf einem Leichenwagen nach Marling, wo er begraben wurde. Credaro verfolgte die Beerdigung und erklärte in einer nachfolgenden Pressemitteilung: "Ich bin überhaupt nicht bereit, Turbulenzen durch verantwortungslose und kriminelle Menschen zuzulassen, egal für wen sie handeln, sie haben der fleißigen Bevölkerung von Venedig Tridentina Schaden zugefügt, die Anspruch auf ihren Seelenfrieden hat".    
Am selben Tag begann die Liste der Verletzten zu steigen. Viele kehrten aufgrund der verschiedenen erlittenen Verletzungen nach Hause zurück und mussten in verschiedenen Krankenhäusern in der Region auftauchen: Schusswunden und Verletzungen durch Stockschläge. Andere hatten unter schwierigen Bedingungen weniger Glück, wie Giovanni Battista Daprà di Ziano di Fiemme, der ein Fragment einer Handgranate in seinem Fuß fand. Die Verletzung führte am 13. Juli 1921 nach monatelangen Leiden im Bozener Krankenhaus zu Brandwunden am Bein und zum Tod. Die Leiche, die auf einem Leichenwagen in seine Heimatstadt im Val di Fiemme gebracht wurde, wurde ohne große Prozessionen oder Demonstrationen begraben. Seine Dokumente wurden vom Pfarrer von Ziano versteckt, damit die Faschisten sein Gedächtnis nicht auslöschten. Die Verwandten wurden höchstwahrscheinlich von den Faschisten bedroht, nicht zu erzählen, dass Giovanni Battista Daprà bei einem von ihnen verursachten Angriff gestorben war, und am Ende wussten die Enkelkinder nie die Todesursache ihres Großvaters. Erst nach 100 Jahren tauchen dank der sorgfältigen Forschung des Leiters der Diözese Trettel Giorgio und der Schutzenkompanie Fleimstal heute traurige Wahrheiten über dieses Opfer des Blutsonntags auf. Wir können mit Sicherheit bestätigen, dass es sich um die Opfer des 24. April 1921 handelte zwei, die erste, die in unseren beiden Provinzen wegen faschistischen Hasses verursacht wurde. Der erste Angriff in der Geschichte der Provinzen Trient und Bozen kam aus der Hand derer, die an Italien glaubten.



SK Fleimstal

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