Scizeri de Fiem Schützenkompanie Fleimstal
Scizeri de FiemSchützenkompanie Fleimstal

STORIA DEGLI SCHUTZEN DI FIEMME

La  storia    degli  schützen  in  Fiemme  in  italiano, “bersaglieri immatricolati” ( l’italiano era lingua ufficiale  dell’Impero  nel  Tirolo  Meridionale)  percorre pari passo la storia della Magnifica Comunità di Fiemme e della Contea di Castello.

Nel territorio di Fiemme sono presenti i tre gruppi linguistici che compongono il Tirolo storico, ladino a Moena, italiano da Predazzo a Castello e tedesco a Trodena, essa infatti può  rappresentare  un  piccolo  Tirolo  nella  volontà  storico culturale  di Andreas Hofer. 

Questa  autonomia  è  presente  in  Fiemme  fino  alle  guerre napoleoniche,  e  rimane  fino  ai  giorni  nostri.  Infatti  la Magnifica Comunità di Fiemme gestisce la proprietà indivisa di boschi e pascoli dei Vicini di Fiemme.

L’autonomia di Fiemme ha affrontato nei secoli varie vicissitudini  e  la  struttura  federale imperiale  ha  sempre  difeso questa  autonomia,  sino  alle  guerre  napoleoniche.  Infatti dopo la restaurazione (1815) la politica imperiale ebbe una ottica per accentrare il potere. L’autonomia di Fiemme si esplica anche nella formazione di compagnie di autodifesa territoriale. Il primo documento ufficiale che sancisce questa autonomia sono i “Patti Ghebardini” del 1111, poi confermata anche nel 1511 nel Landlibell, trattato federativo di difesa tra le province che costituiscono il Tirolo Storico (i principati di Trento e Bressanone e la Contea del Tirolo).

Prima del 1511 i fiemmesi avevano l’obbligo militare di presidiare  i  passi  che  immettevano  nella  Valle,  con  proprie “Milizie”, come prevedevano i patti Ghebardini, mantenendosi  neutrali  in  caso  di  dispute, tra Principato vescovile di Trento e Contea del Tirolo (Castello di Fiemme Regola di Fiemme, a tutti gli effetti era sotto la giurisdizione della Contea del Tirolo). E’ da tener presente che  caratteristiche  di  autogoverno  nelle  valli  Trentine  e  Tirolesi  sono  sempre  state  presenti.

Queste autonomie hanno sempre fatto sì che si siano formati dei corpi di autodifesa territoriale, sì fedeli all’Impero ma soprattutto legati al proprio Territorio, “Heimat”. Per questo gli schützen non sono mai stati riconosciuti come veri e propri soldati, perché un conto è la difesa dello Stato, che ha

confini variabili, un conto è la difesa della propria terra, che va oltre le divisioni ed interferenze che uno stato moderno genera.  La  struttura  Federale  dell’  Impero  Asburgico  ha sempre catalizzato queste forze autonome e di libertà organizzativa dei vicini ed anche di tutti i contadini tirolesi, a

parte la parentesi della Guerra Rustica di Gassmaier, in cui Fiemme non si schierò mai contro l’Impero.

A partire dal 1511, con il “Landlibell”, i fiemmesi dovettero partecipare attivamente alle operazioni militari a fianco delle truppe regolari imperiali, sempre però, e questo va sottolineato, per scopo difensivo della Regione Tirolese, mai per scopi offensivi.

Più volte nel corso dei secoli la libertà di Fiemme e di tutto il Tirolo è stata minata da invasioni d’eserciti stranieri, tra cui spiccano le guerre contro la Serenissima Repubblica di Venezia, la Guerra di Secessione spagnola nel 1700, le guerre  napoleoniche,  le  guerre  risorgimentali,  sino  ad arrivare alla Prima Guerra Mondiale e all’annessione del Tirolo di lingua italiana (Trentino) e del Sud Tirolo, sino al passo de Brennero, al regno d’Italia. In tutte queste guerre e battaglie gli schüetzen di Fiemme hanno partecipato attivamente e dolorosamente con grandi perdite.

Dopo il “Landlibell” i fiemmesi dovettero prestare, in accordo  con  l’Arciduca  d’Austria,  la  loro  opera  come  milizie ausiliarie “miliziotti”, operando generalmente come truppe di supporto, anche a causa della non grandissima dotazione militare  dei  volontari  fiemmesi.  Dal  1700  invece furono impiegati come Bersaglieri “schützen” in prima linea.

Dal 1500 in poi si formarono in Fiemme delle associazioni di tiro a segno. Gli elementi erano anche detti “taolazzani”, da taolazzo cioè bersaglio. Questi tiratori al bersaglio, o dicendola alla tirolese “stont”, da cui stant-schüzten, si riunivano principalmente la domenica, dopo la messa, per le esercitazioni. I fucili erano custoditi dal Parroco in Sacrestia (dimostrando ancora una volta l’attaccamento dei fiemmesi e degli Schutzen ai principi di religiosità della Santa Romana Chiesa).

In caso di mobilitazione, i volontari d’ogni Regola si riunivano in due compagnie, una da Tesero compreso in dentro, l’altra  da  Tesero  in  fuori,  e  si  scambiavano  il  ruolo  ogni quindici giorni.

Le compagnie di Fiemme, come le altre del Tirolo, dovevano  prestare  servizio  solo  nel  territorio  della  provincia  del Tirolo (Dieta Tirolese) a cui spettavano l’armamento, il vitto e la paga. Gli schützen erano pertanto le milizie provinciali, a cui la Magnifica Comunità si limitava a fornire le divise, arrotondare le paghe ed a custodire, in tempo di pace, le armi nella “Lozza”. Prima del 1700 però, il mantenimento delle compagnie di Bersaglieri era a totale carico della Comunità, che spesso ricorreva a dei mercenari, spesso della Valle di Non, ed al pagamento di essi anziché spedire proprie truppe di  volontari.  Dal  1511,  ogni  anno  il  Vicario  di  Fiemme, nominato  dal  Principe Vescovo  di  Trento,  richiedeva  alla Magnifica l’elenco dei “Vicini” atti alle armi e l’arma di cui potevano disporre. Altrettanto doveva fare il Vicario della Giurisdizione  di  Castello  per  la  zona  di  sua  competenza.

Nell’archivio della biblioteca Muratori di Cavalese esistono tuttora gli elenchi dei miliziotti, relativi al territorio della Magnifica Comunità ad eccezione di quelli di Castello. Questi, insieme agli uomini atti alle armi di  Anterivo,  Capriana  e  Valfloriana,  erano  tenuti  in  notanella  Giurisdizione  di  Enn - Caldiff.  

Gli schüetzen di Fiemme hanno sempre difeso i valori della religione, Dio al primo posto, il territorio in cui si vive, si lavora e si produce, la famiglia come caposaldo della società civile, senza mai recriminare la propria supremazia nei confronti d’altri popoli, semplicemente tentando di vivere in pace e difendendo la propria terra, e la propria autonomia.

Con un ottica sempre propositiva, mai contro.

Ai  nostri  giorni  si  spera  di  non  doversi  più  difendere  da attacchi  militari,  e  il  processo  di  integrazione  europeo  in questo  sta  dando  un  aiuto,  ma  altre  sono  le  insidie  della società  moderna  in  cui  Dio  è  abbandonato,  così  come  la famiglia. Solo chi ama il proprio territorio può amare il prossimo, l’abitante d’altre terre, per affrontare consapevoli della propria storia e delle proprie origini, le sfide del terzo millennio.

 

Fabrizio Ciresa

 

BIBLIOGRAFIA:

• Candido Degiampietro “Le milizie locali Fiemmesi dalle

guerre napoleoniche alla fine della 1° guerra mondiale

(1796-1918), Villalagarina 1981.

• Marius De Biasi “Le pietre del giudizio”  Ora 1997

• Erich Egg “La tradizione degli Schuetzen nel Tirolo di lin-

gua italiana” Matterello 2000

• Franz-Heinz v. Hye “ Gli schützen tirolesi e trentini e la

loro storia”  Bolzano 2002

• Padre Angelico Boschetto…. Ricordi di nostre chiacchere

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